Il primo giornale con il quale sono uscita si è rivelato essere ossessionato da un altro uomo (leggi: Berlusconi), così l'ho mollato solo dopo tre giorni e dopo averlo pesantemente insultato per un articolo in cui decantava la genialità di J.J. Abrams: l'untore che ha osato toccare il sacro universo Trek. Ma ne parlerò meglio quando avrò liberato dalle parolacce tutti i pensieri riguardanti l'argomento.
Tornando IT. Sono uscita con La Repubblica e non è andata. Non siamo compatibili: troppo rosso lui, troppo poco schierata io.
Per riprendermi sono volata in edicola e ho comprato il Giornale. Prima che vi esca il fumo dalle carie, vi dico che l'altra alternativa era Cosmopolitan. Quindi.
Potrei dire solo che leggere Il Giornale dopo La Repubblica è come evitare una buca per poi cadere in un burrone, ma non renderebbe.
Probabilmente, se non avessi iniziato la ricerca del mio quotidiano ideale con La Repubblica, non avrei avvertito lo shock cromatico (da estremo rosso a estremo nero) che mi ha abbattuta dopo aver passato due giorni con Il Giornale, o forse sì, ma preferisco non chiedermelo, temo la risposta.
Obsession
Se La Repubblica è ossessionata da Berlusconi, Il Giornale è ossessionato da La Repubblica, oltre che da tutto ciò che è a sinistra, arti e cuore included.
Leggere un articolo de Il Giornale che riprende una notizia, un parere, una qualsiasi cosa scritta il giorno prima da La Repubblica è come assistere ad un'autopsia in CSI: per smentire, sbugiardare, prendere anche un po' per il culo il quotidiano avversario, si fanno di quelle analisi al pelo sul "chi ha detto cosa" e "su chi ha fatto cosa" che alla fine non si capisce più se chi ha detto e chi ha fatto è lo stesso che ha scritto o se chi ha scritto è solo un servo o un amico di chi ha fatto, ma forse potrebbe anche essere che chi ha scritto e chi ha detto litigano e chi ha fatto gode, in quanto terzo.
Alla fine bisogna leggere Il Giornale con un occhio e La Repubblica con l'altro. Ovviamente non vi azzardate a leggere Il Giornale con l'occhio sinistro, se no vi si secca.
La dieci piaghe di Milano
Forse ho sbagliato i tempi cominciando a frequentarlo mentre un po' tutti erano in calore per le elezioni amministrative, evidentemente mi sarei dovuta aspettare dei toni un tantino sopra le righe e un po' sotto l'insulto libero. E' solo che Il Giornale, più che sopra le righe, i toni li ha lanciati oltre l'orbita di Nettuno!Oh, se non avessi avuto altri organi di informazione (leggi: mia madre e l'Ansa), probabilmente a quest'ora sarei rinchiusa in rifugio antiatomico di tre metri per due, un kilometro sotto terra, con cibo, acqua e ratti di compagnia per affrontare al sicuro i cinque apocalittici anni di mandato di Pisapia e De Magistris. E non vivo né a Milano né a Napoli, tanto per dire.
Riguardo a Milano Il Giornale profetizzò:
Dopo l'avvento dell'uomo sinistrato accompagnato dall'omo pugliese, Milano verrà colpita dalle dieci piaghe inflitte da Dio:
Tramutazione del rosso rifondazione in arancio zucca strafatta di OGM.
Invasione di rom
Invasione di gay
Invasione di coppie di fatto (tipo tafani e tipo gente che non se sposa)
Moria dei bauscia
Ulcere su animali, umani e leghisti
Grandine su San Siro quando gioca il Milan
Invasione di moschee.
Tenebre rigorosamente iscritte ai centri sociali
Riconversione all'omosessualità dei primogeniti maschi
Roba che i Maya dopo aver rettificato la data di scadenza del loro calendario dal 22 Dicembre 2012 al 30 Maggio 2011, si sono caricati Giacobbo su una cariola e hanno ceduto il posto ai giornalisti de Il Giornale, complimentandosi per aver creato un'apocalisse più scagazzogena della loro. Mica no.
Perry Mason versione stampa
Ora, io ero rimasta che l'avvocato di Berlusconi fosse Niccolò "Ma va là" Ghedini. Mi sa che devo refrehare le mie informazioni o licenziare le fonti (sempre mia madre e sempre l'Ansa).
Prima di ogni cosa pretendo di capire come si fa a chiamare un figlio Niccolò, con due "c" e la "o" accentata, condannadolo a vita a sentirsi canzonare con "Niccccccolò, quello che vede vo'". Evvabbe', so' scelte, ma più di tutto vorrei capire infine chi è il Parry Mason ufficiale di Berlusconi, perché a quanto pare se alzate la gonna alla redazione de Il Giornale sotto trovate uno studio legale strabuzzante di avvocagiornalisti che seguono un solo caso, un solo uomo, un solo scopo: difendere Berlusconi.
Da chi?
Ma è ovvio. Da La Repubblica. E non solo: anche da Santoro, da Travaglio e forse pure da se stesso.
Nasci uomo, che è meglio
Mi dipiace dirlo, ma Il Giornale come il 90% dei quotidiani che mi sono portata a letto - nel senso che li ho letti arenata sul letto-, hanno dimostrato un alto tasso di discriminazione sessuale. Quelli sinistrati stanno attenti a non offendere rom e gay, ma se c'è una donna che fa delle scelte discutibilissime, non dibattono solo e prevalentemente delle scelte, ma si inzuppano fino al collo nel discreditare la persona parlando di abiti, di tacchi, di cose considerate da donne che, mettetela come volete, vengono viste come stupide e idiote e quindi usate per far quadrare il risultato dell'equazione: questa donna è un'idiota. Se poi questa donna è pure gnocca di suo, peggio me sento, la battuta sulla presenza fisica è scontata, oltre che paradossalmente offensiva.
Parlo del caso Daniela Melchiorre, sicuramente donna dalle opinabilissime scelte politiche, ma che c'entrano i suoi vestiti e la sua avvenenza? Perché su un De Magistris che, diciamocelo, non è un crauto con mostarda, ma un bel figliolo con tutte le sue cose montate bene, non si fanno battutine sul vestiario mentre sulla Melchiorre ci si ferma anche a disquisire delle tette a semiparonamiche per screditarne la personalità?
Ho trovato quell'articolo pesante, soprattutto perché visto i tripli axel politici che ha fatto la signora, c'è già abbastanza materiale per farne un articolo esilarante e presapercularo, senza sottolineare cento volte, anche se molto implicitamente, che è una donna ed è pure bella, quindi cosa vuoi pretendere?
O forse sono io ad esagerare la cosa. Non so, it's possibile.
Mario Giordano on board
La prima volta che ho visto Mario Giordano in vita mia ho pensato "Ma questo è più piccolo di me!".
La prima volta che ho visto Mario Giordano avevo sedici anni.
Mario Giordano ha 45 anni.
Io 28 con tendenze al crespo e ai 12.
Oh, da allora non è mai cambiato. Secondo me ha tipo un gene che gli ha censurato la crescita. Be', beato lui. Comunque mi piace.
Direi che per me è la nota a favore de Il Giornale.
Adoro come scrive. E' ironico e mai scontato e soprattutto preciso. Riporta fatti, date, chi ha detto cosa e chi ha risposto come, ma senza far diventare l'articolo una brodaglia di quote e riferimenti.
E' grazie a lui se ho ricordato l'esistenza del termine peracottaro. ( Eh, sì, grande botta di cultura, signori!)
Criticatemi pure, ma è uno dei pochi giornalisti che seguo senza pericolo psioriasi, anche se su certe questioni (leggi: famiglia, gay, aborto, ecc. ecc.) non trovo nessuna intesa con le sue idee. Per niente per niente.
E direi che basta.
Conclusioni su Il Giornale
Perché NO: Repubblicapatia. Berluscofilia togata. Catastrofismi esagerati pure per gli esperti del settore. Costa 1,20 euro e ha meno pagine delle istruzioni per montare le sorprese dell'ovetto Kinder.
Perché Sì: velata ironia e gli editoriali di Mario Giordano.
E se pensate che il peggio sia passato, non avete ancora letto Il Corriere della Sera.

ahahaha, mitica!! Su Giordano ebbi la stessa impressione :D
RispondiEliminaAllora non è stata solo una mia impressione. :D
RispondiEliminaOddio :D belissimo post, davvero. Certo che hai avuto un bel coraggio col Giornale, chissà col Corriere (che mi arriva aggratisse a scuola e del quale leggo solo i commenti di Aldo Grasso all'ultima pagina xD
RispondiEliminaCost, credimi, dopo aver letto il corriere, l'unità e libero...il giornale è paragonabile a topolino. :D
RispondiEliminaAllora non è stata solo una mia impressione. :D
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