Fin da quando mi sono tettaformata ho sempre guardato con sospetto la festa della donna. Non ho mai trovato motivi abbastanza convincenti per festeggiare.
Ho alle spalle 27 secoli di vita in cui il mio essere donna è sempre stato un ostacolo, allora mi chiedo: cosa dovrei festeggiare in quanto donna del 2011?
L'impossibilità di passare attraverso il cancello della libertà ancora dannatamente semichiuso o l'essere sopravvissuta anche questo mese ai dolori di tipo parto installati nel mio sistema operativo di femmina fertile?
Libertà è una parola inflazionata anche per gli uomini, per le donne è ancora schiacciata dall'enorme sedere dell'utopia. Sì, siamo libere se ci paragoniamo a paesi dove la donna viene ancora ipercomandata e torturata, nascosta e umiliata dall'uomo e sempre più spesso da se stessa. Quindi solo rispetto a quelle donne siamo libere, ma assolutamente parlando non lo siamo per niente, non quanto i nostri colleghi prostatati. E anche loro ne hanno ancora da spingere prima di aprire completamente quel cancello.
La libertà non è andare a vedere un uomo glassato che si desnuda, ma essere libere di seguire il proprio istinto, istinto che non esclude eccitarsi per un manzo alto due metri in muscoli e tanga, ma che nemmeno viene comandato dal concetto falsamente libero del "Se l'uomo lo fa, posso farlo anche io e per questo mi sento libera".
Se lo spogliarello dell'8 Marzo è un'azione istintiva, ok, ma se questa e altre azioni sono per affermare qualcosa, allora resto della mia idea: non siamo libere, stiamo solo imitando l'uomo per affermarci, stiamo diventando donne-uomini in un mondo che comunque rimane dell'uomo. E niente muta.
La libertà di cui parlo ha solide basi affogate nell'istinto, è una libertà che non prevede il calcolo dei rischi quando si desidera qualcosa di innocente. E' quella che stanotte, per esempio, mi avrebbe fatta volare da un cannolo alla crema.
Verso le tre mi è salito alla gola un violento desiderio di cannoli alla crema. La domanda a questo punto era: sono incinta? No, non era questa, scusate, ma: posso andarlo a comprare senza il rischio di "assaggiare" altri tipi di cannoli lungo il km che mi separa dal vicino laboratorio di pasticceria?
La risposta è stata: No.
Voi che dite?
Sì? Ok, si vede che non avete mai fatto un giro con le tette alle tre di notte.
Quindi l'alternativa era: mandarci LUI, rinunciare al cannolo.
Rinuncia. Si è chiamata rinuncia, la "scelta" che ho fatto.
Un altro esempio?
Bene.
Se io dicessi "L'ho preso in mano e non era per niente duro, era molle, senza consistenza", quanti di voi penserebbero in prima battuta che sto parlando di un pene invece che di un cetriolo in prepensionamento spacciatomi dall'ortolano come appena raccolto?
Molti, scommetto.
E' libertà quella di non poter parlare di cose mosce senza sentire il sottofondo di una risata? NO, non lo è.
Lo sentite? E' il jingle della rinuncia.
L'unica cosa che scegliamo sono le parole per comunicare senza essere fraintese. Se ci qualifichiamo come delle professioniste, ci sarà sempre qualcuno che sottecchi riderà pensando a noi come a delle baldracche. Quindi dobbiamo allungare la frase e dire che siamo brave nel nostro "lavoro di...", il nome del lavoro viene a spazzare via preventivamente qualsiasi tipo di immagine che ci vede con calze a rete e gonna tiroidea, chine sul finestrino di qualche auto a vocalizzare il listino prezzi dei nostri servizi.
E ovviamente anche la rinuncia può essere considerata una scelta. Per me rimane un obbligo.
Sì, avete ragione anche voi, sto parlando di cretini e di cretinate, ma i cretini non sono così evitabili come può sembrare. Purtroppo a volte, anzi, spesso sono a capo dell'azienda cui si manda il curriculum o sono colleghi, o parenti, comunque persone che, mettetela come volete, non si possono evitare né soffocare nel sonno. E, peggio del peggio, spesso sono donne.
O più semplicemente la parola libertà non discrimina le cretinate come facciamo noi. Lei viene meno anche quando alle tre di notte si rinuncia ad un cannolo, e ci sta male perché qualcuno l'ha privata di qualcosa che voleva. E io pure.
Esagero? Sì, ci può stare, ma scommetto che ogni donna approdata su questo post ha un'esperienza simile da raccontare. Mi ci gioco un femore.
In ogni caso, non mi sento una vittima, constato solo i fatti e impiego tutta la mia carcassa affinché la libertà della donna venga scarcerata, se non materialmente, almeno moralmente, perché come femmina ho le saccocce piene di vedere le mie colleghe assassinare il proprio istinto per dimostrare di essere qualcosa o qualcuno.
Cosa dobbiamo dimostrare? Di essere complete? Di essere donne "vere"? Di essere buone madri? Di avere il diritto ad una vita? Ma soprattutto, a chi dobbiamo dimostrarlo? A noi stesse? Agli uomini? Al Padre Eterno? A chi?
Non mi sento superiore agli uomini, come non sento gli ometti superiori a me e rido sfacciatamente quando ascolto donne o uomini dire "Le donne sono più intelligenti" o roba da scimmie tipo "Le donne sono il bene più prezioso". Non abbiamo bisogno di queste frasi donnescamente corrette. Siamo entrambi esseri umani, prodotto non ancora finito dell'evoluzione che in milioni di anni ci ha allattati con un nettare sacro chiamato libertà. Siamo stati noi, uomini e donne, ad inacidire questo nettare, a farlo evaporare sotto la smani di potere e di sottomissione. Lui, tuttavia, non è del tutto sparito, scorre ancora nelle nostre vene, ma fino a quando ne facciamo una questione di uomini e di donne, fino a quando l'uno innalza o abbassa l'altro, non potrà mai veramente nutrirci e renderci sazi e felici.
Quindi non mi sento abbastanza libera da festeggiare questo giorno, non lo sarò fino a quando non potrò soddisfare da sola il notturno desiderio di cannoli.
Vi sento, state ridendo. :D

ma magnamose er cannolo e volemose bene, what else?
RispondiEliminaPure te c'hai ragione, ma alla fine non l'ho mica avuto il mio cannolo. :(
RispondiEliminaInsomma, libere di rinunciare o di camuffarvi da uomini.
RispondiEliminaSe la parità formale dei diritti è oramai fuori discussione, essa è passata necessariamente attraverso il rifiuto del ruolo precedente, per concorrere nell'unico ruolo socialmente riconosciuto, quello maschile.
Per questo la donna sul lavoro si è camuffata da uomo per farsi riconoscere un ruolo non suo, anche se non è riuscita a camuffarsi nel tragitto verso la pasticceria.
Ma i costumi mutano, e, defilato e misconosciuto, è cresciuto un ruolo nuovo che attende il riconoscimento sociale.
Se in una società semplice le proprie ragioni si possono imporre col testosterone, in una super-complessa si vive e si lavora "facendo sistema", arte nella quale le donne sono maestre e gli uomini hanno tutto da imparare.
Quando le donne stesse scopriranno, oltre al sedere, anche il loro nuovo ruolo, incuteranno rispetto e potranno andare tranquillamente a comprarsi i cannoli.
Spero ci voglia poco tempo.
Sarebbe gia tanto non uccidere e non pichciare, poi certo, anche andare alle 3 di notte a cercare un cannolo alla crema!
RispondiEliminaA proposito: ma dove credi di trovare un cannolo a quell'ora?
PS scusa il ritardo, ma solo adesso l'ha segnato Marina Ravaioli su Meemi
Concordo con il fatto che state cercando di fare gli uomini e che è tutto un fatto di sitema! ma anche noi uomini alla fine non posssiamo abbandonarci al dire che bello questo fiore, oppure cavalcherei nudo quello stallone , oppure piangere per un film o fare gridolini strani! Esprime insomma sensazioni da Checc... DONNA!
RispondiEliminaEcco lo stavo dicendo e l'avete pensato anche voi maschietti che leggete! Questo è un effemminato!
NO, sono un uomo che sceglie o rinuncia( per dirla alla PIKA) di non provare quelle emozioni, nascondendole del tutto oppure camuffandole da giochi ridicoli e buffaggini (ma solo se tra amici un po' conosciuti)
Diciamo che l'uomo deve essere alto almeno 190cm belle spalle muscolose, addominali scolpiti e una spada sempre al fianco da brandire contro il nemico o sfidante!!!
Anche Noi PIKA abbiamo i nostri problemi ed è anche per questo che molti chiedono la festa degli uomini!!! e non mi dite che è tutto l'anno perchè è una stupidata...lavorare 8-12 ore al giorno, non vedere gli amici se non solo un giorno a settimana, non poter fare certe cose perchè si viene continuamente e dico CONTINUAMENTE (assillantemente) voi donne ci fate una CAPA TANTA!Quindi ad ogniuno i suoi problemi, La FESTA DLLA DONNA Dovrebbe diventare "Il giorno del ricordo delle Donne" e vissero tutti feici e contenti di andare a trombazzare non solola festa della donna ma anche gli altri 364 giorni! :-)
Di notte ci sono i laboratori delle pasticcerie che ogni tanto aprono al pubblico o ai reduci delle serate in discoteca. ;)
RispondiEliminaBe', ma nel post lo dico: anche gli uomini non se la passano bene. :(
RispondiEliminaSolo che, ecco, diciamo che noi abbiamo meno libertà di scelta proprio perché tra di voi ci sono alcuni che non ce la lasciano. Il che non vuol dire che voi potete fare tutto, no, assolutamente, vuol dire che il massimo del rischio per un uomo che urla come una donna è prendersi della checca, il massimo del rischio per una donna che decide di andarsi a comprare i cannoli è essere violentata.
Anche io lavoravo 12 ore al giorno e quando smettevo dovevo pensare alla casa e a tutto il resto.
Ovvio che per la "capa tanta", dipende dal tipo di donna che si ha affianco, cioè, io se tu ti metti a saltare sul divano strillando come una quaglia non ti dico nulla finché non me lo sfondi. :D Altresì non ti assillo con richieste assurde tipo accorgerti se mi sono tagliata mezzo millimetro di capelli o pretendere che tu dopo 12 ore di lavoro mi aggiusti il lavandino. Cioè, io prendo e me lo faccio da sola, altro che. :D
Veggyver ma che dici? :D Io un uomo che piange lo trovo anche più uomo. Però ho sentito tanti ragazzi e uomini raccontare di come sono stati emarginati dal loro gruppo perché non si comportavano come il gruppo comandava. Tristissimo, dovreste mandare a quel paese chi vi impone come vi dovete comportare. Non c'è una modello di uomo, esistono 3,5 miliardi di uomini diversi e sono tutti uomini (idem per le donne).
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