Ieri sera ho visto un servizio delle Iene in cui si parlava del rapporto tra adolescenti e la rete.
Come potete vedere, non è il solito servizio giornalettistico atto a dimostrare che l'uomo nero si chiama Internet, bensì un cartello video che avvisa i genitori non solo sui pericoli presenti online, ma anche sull'(ab)uso del mezzo da parte di molti adolescenti.
Il sesso è l'argomento principe del servizio. A quanto pare, moltissimi adolescenti utilizzerebbero internet per navigare su siti porno et similari, oltre che passare il tempo su vari social.
Il porno, sarebbe stupido negarlo, c'è sempre stato, non è faccenda dei tempi nostri. Quando andavo alle medie, l'occupazione preferita dei miei maschiotici compagni era passarsi i "giornaletti" sotto il banco, per poi correre al bagno durante la ricreazione a fare quelle robe là in solitaria...e non. Insomma, sono cambiati i mezzi, ma il porno c'è sempre. E' un settore non soggetto alla depressione, praticamente.
Quindi qui non si tratta di fare gli stupiti davanti il 15enne fan della virtual-pornostar dal nome bovino, si tratta di constatare che adesso sono le adolescenti stesse a creare contenuti sul quale i ragazzi (e non) possono, come dire, diventare ciechi e altro.
Parlo di Sexting, ovvero l'"arte" di fotografarsi da sole indossando piccole virgole di stoffa come copertura dell'essenziale o di un quarto dell'essenziale. Comparsate di vestiti che servono a dimostrare la non completa troietà di chi li indossa.
Tette, chiappe, pance piatte, bocche a culo di gallina, dodicenni ipertruccate, iperpiastrate, ipercircondate da camerette ingenue in cui impera il ricordo di una tenera età. Poi ci sono anche foto provocanti scattate al bagno, tra carta igienica e tavolette del wc alzate. Tutto molto sexy, effettivamente. -__-'
Ai miei tempi, il corrispondente femminile del dodicenne che giocava di mano nel bagno della scuola era la ragazzina che chiacchierava di Backstreet Boys e si disperava per il fidanzamento di Nick Carter, o in alternativa c'era quella fermamente convinta di aver arredato al meglio il salotto della sua Barbie Arredatrice. Questo archetipo di "non ancora donna, non più bambina" sognava il primo bacio con qualcuno che non fosse di certo il principe azzurro, ma che almeno mantenesse il cavallo bianco e la calzamaglia di lana.
giovedì 8 aprile 2010
martedì 6 aprile 2010
Quattro donne nello spazio...
Pubblicato da
Pikadilly
...e i principali siti "al femminile" si chiedono febbrilmente quale colore di ombretto andrà di moda la prossima estate. Eh già.
Non mi aspettavo un'intera home dedicata alla cosa, ci mancherebbe! Mi rendo perfettamente conto che stabilire cosa dovremo inserire nel beauty-case delle vacanze è di gran lunga più importante di capire cosa succede sulle nostre teste. E certo.
Tuttavia, sarebbe stata cosa buona e giusta sacrificare un paio di righe per parlare di questa missione storica. Due righe, mica tanto.
Tracy Caldwell Dyson, Stephanie Wilson, Dorothy Metcalf-Lindenburger e Naoko Yamazaki, questi sono i nomi delle quattro cosmonaute incaricate di lavorare per tredici giorni insieme ai colleghi pomodadamomuniti sulla Iss (Stazione spaziale internazionale).
Cosa faranno lassù? Basandomi sulle informazioni date da giornali e telegiornali taliani, be', non si capisce. I giornalisti di casa nostra si sono affannati a parlare di record, non di motivi e occupazioni, come se queste donne si siano fatte la tratta terra-spazio solo per stabilire il record di tette presenti in orbita.
Cosa potevo pretendere di più? Almeno se n'è parlato. Tanto basta, no?
Non mi aspettavo un'intera home dedicata alla cosa, ci mancherebbe! Mi rendo perfettamente conto che stabilire cosa dovremo inserire nel beauty-case delle vacanze è di gran lunga più importante di capire cosa succede sulle nostre teste. E certo.
Tuttavia, sarebbe stata cosa buona e giusta sacrificare un paio di righe per parlare di questa missione storica. Due righe, mica tanto.
Tracy Caldwell Dyson, Stephanie Wilson, Dorothy Metcalf-Lindenburger e Naoko Yamazaki, questi sono i nomi delle quattro cosmonaute incaricate di lavorare per tredici giorni insieme ai colleghi pomodadamomuniti sulla Iss (Stazione spaziale internazionale).Cosa faranno lassù? Basandomi sulle informazioni date da giornali e telegiornali taliani, be', non si capisce. I giornalisti di casa nostra si sono affannati a parlare di record, non di motivi e occupazioni, come se queste donne si siano fatte la tratta terra-spazio solo per stabilire il record di tette presenti in orbita.
Cosa potevo pretendere di più? Almeno se n'è parlato. Tanto basta, no?
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giovedì 1 aprile 2010
Perché tutti questi cesarei?
Pubblicato da
Pikadilly
Se lo domanda l'autore di un articolo che ho letto sulla rivista gratuita Acqua&Sapone."Perché tu faresti passare una balena dal culo di una sardina?"
Avrei voluto rispondere.
Ma la controrisposta arriva dall'articolo stesso: sintentizzando, la donna c'è abituata. Come se ogni donna facesse parte di un'unica entità divisa in tanti corpi che provano tutti la stessa intensità di dolore.
Quindi, perché andare contro natura?
Certo, la natura è sempre presa a testimoniare quando sul banco dell'imputato c'è una donna che sceglie la via più "facile".
"Avere un figlio mi impedirebbe di continuare a lavorare"
"Ma è nella natura della donna avere dei figli!"
"L'ho lasciato perché beveva."
"Ma la donna sopporta per natura."
E' come se la donna dovesse sempre e costantemente rispondere alle leggi che il pensier comune affida alla natura. La verità è che la natura non c'entra, c'entra la storia, c'entra il "è sempre stato così".
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